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Paragrafo 2 . Una nuova offensiva imperiale.

     
Federico secondo, che stava formando nell'Italia meridionale un  regno
forte  e  burocratizzato,  cominci a guardare  anche  verso  l'Italia
settentrionale, di cui era formalmente re - si ricordi che  il  titolo
di re d'Italia era collegato a quello di imperatore -, intenzionato  a
ricomporre i domini imperiali, che cos non avrebbero avuto  soluzione
di continuit dal mar Baltico al Mediterraneo.
     Egli  cerc  di  riportare  sotto la propria  egemonia  i  comuni
centro-settentrionali,  usi ormai ad una larga  autonomia,  ma  questi
costituirono nel 1226 una nuova lega lombarda, sulle tracce di  quella
vittoriosa   contro  il  Barbarossa,  per  difendersi  dalle   pretese
imperiali.
     Anche  il  rapporto fra l'imperatore e la Chiesa,  in  precedenza
improntato  a  buoni  propositi  e  reciproci  vantaggi,  cominci  ad
incrinarsi.
     Federico  infatti non intendeva tener fede alla  promessa,  fatta
al  papato, di condurre una crociata in Terrasanta, per la quale aveva
peraltro gi ricevuto in cambio favori e concessioni e l'incoronazione
ufficiale  ad  imperatore. Egli era contrario  ad  allontanarsi  dagli
affari  italiani,  n desiderava compromettere i  buoni  rapporti  che
andava  instaurando  con le potenze musulmane nel Mediterraneo;  per,
dopo  la  scomunica inflittagli da papa Gregorio nono (1227-1241),  si
vide  costretto  a  partecipare alla sesta crociata  (1228-1229),  che
riusc  a  risolvere  accordandosi con  il  sultano  d'Egitto  per  la
liberazione  di  Gerusalemme,  di cui  divenne  re.  Questa  soluzione
diplomatica, anche se aveva ottenuto lo scopo prefissato  di  liberare
il  Santo  Sepolcro,  non  piacque alla  curia  romana,  che  conferm
l'interdetto  a Federico e invase con truppe mercenarie  il  regno  di
Sicilia.  Federico tuttavia, tornato in patria, respinse  l'attacco  e
costrinse  alla pace il papato, che fu indotto a revocare la scomunica
e a riconoscere nuovamente l'autorit imperiale (1230).
     Ormai  i  due  poteri erano entrati in un conflitto irreversibile
che  si  tinse  di  risvolti spiccatamente religiosi,  con  reciproche
accuse di eresia, lanci di interdetti e prese di posizione teologiche.
     Federico  secondo,  se pure decisamente avverso  alle  eresie  e,
anzi,  loro  tenace persecutore, spos un certo radicalismo cristiano,
avverso  ai  fasti  ed  alla ricchezza del papato  e  della  gerarchia
ecclesiastica.
     I   contrasti   fra  l'imperatore  e  la  lega  dei   comuni   si
incanalarono  invece su un piano pi specificamente militare.  Ad  una
prima  fase  favorevole  al  sovrano,  vincitore  nella  battaglia  di
Cortenuova (1237) grazie anche all'aiuto di un potente signore feudale
come  Ezzelino  da Romano, segu una bruciante sconfitta  delle  forze
imperiali a Fossalta, presso Modena (1249), dove il figlio naturale di
Federico secondo, Enzo, re di Sardegna, venne catturato dai bolognesi,
e costretto poi ad una lunghissima detenzione.
     La  morte  colse  l'imperatore  nel  1250,  mentre  preparava  la
rivincita  contro i comuni della lega. Egli lasciava un  solido  regno
nel  meridione, ma il suo progetto di unificazione dell'Italia restava
una  chimera,  ed  il  contrasto fra gli Svevi ed il  papato  rimaneva
pericolosamente acceso.
     Inoltre,   mentre   in   Germania  il  potere   pubblico   andava
dissolvendosi  a favore di numerosi principati laici ed ecclesiastici,
nell'Italia centro-settentrionale
     
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     si  intensificava la lotta tra i comuni, schierati nei due  campi
avversi  dei  guelfi  e  dei  ghibellini a  seconda  della  prevalenza
dell'una o dell'altra fazione al loro interno, delle scelte dei comuni
rivali, dei favori ricevuti dal papa o, viceversa, dall'imperatore.
